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Ritorno a scuola

Ritorno a scuola

Come gestire lo stress post-Covid

In questi giorni di fine estate i principali canali di informazione non fanno altro che parlare di cosa succederà il 14 settembre alla riapertura delle scuole, si ipotizzano scenari, si parla di banchi, spazi pubblici utilizzati come aule, quarantena e test seriologici, non di rado si assiste a strumentalizzazioni politiche dall’una e dall’altra parte.

E i bambini e i ragazzi? E chi lavora nella scuola?

Ci si appresta a tornare tra i banchi presi da stati d’animo contrastanti: da una parte il desiderio di tornare alla normalità, alla scuola fatta di scambio e relazione, dall’altra la paura del contagio e l’incertezza sul come si farà scuola.

Secondo uno studio (1) dell’Istituto di ricerche Mario Negri stress, paure crescenti e difficoltà a relazionarsi con gli altri, sono solo alcune delle pesanti conseguenze lasciate in eredità dal lockdown su bambini e ragazzi. Più che in passato gli insegnanti avranno quindi un ruolo chiave e dovranno fare attenzione a non cadere nella trappola di una didattica contenutistica, presi dalla paura che gli alunni siano “rimasti indietro”.

La scuola post covid ha bisogno di una didattica basata su educazione formativa e alfabetizzazione emotiva e che attivi le risorse resilienti nei bambini.
Per esprimere al meglio la propria professionalità in un contesto incerto ed emotivamente denso, i docenti dovranno mettersi in gioco, così come hanno mostrato di saper fare durante i mesi di chiusura delle scuole, potenziando soprattutto gli aspetti empatici della loro professionalità.
Sarà una scuola in cui sia bambini che insegnanti vivranno un’importante carico di stress, ma ciò non è di per se negativo, in quanto, se opportunamente gestito, lo stress può essere utilizzato per tirar fuori quelle risorse positive che consentono di destreggiarsi nelle situazioni più difficili, come dimostrato da numerosi studi.(2)

Dopo mesi di scuola virtuale, di lezioni mediate dal freddo schermo del computer, occorre riportare al centro dell’educazione la relazione, con il suo carico di vissuti emotivi, fulcro di ogni apprendimento.
Sarebbe così auspicabile prevedere in ogni scuola, percorsi che accompagnino bambini ed insegnanti ad acquisire la capacità di fermarsi ad ascoltare ciò che emerge dal proprio interno, ad accogliere i propri stati emotivi e quelli altrui, entrando in questo modo più in contatto non solo con se stessi ma anche con gli altri.

Discipline come la Mindfulness, la Medicina tradizionale cinese e la PNL, grazie a semplici tecniche che favoriscono la consapevolezza, il riequilibrio energetico e il pensiero positivo, possono dare il loro contributo per far sì che la scuola costretta a convivere con il Covid sia un luogo sicuro e accogliente in cui crescere, fonte di “eustress” e non di “distress”.

(1) https://www.marionegri.it/magazine/quarantena-e-ragazzi
(2) http://goodthinkinc.com/wp-content/uploads/CrumSaloveyAchor_RethinkingStress_JPSP2013.pdf

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